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CONFESERCENTI, OSSERVATORIO LAVORO: DATI AL III° TRIM. 2017 Il lavoro a chiamata fa lievitare l’occupazione nel terziario. Calano i contratti a tempo indeterminato
02 novembre 2017

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+8.8%: ad influire eventi e stagione estiva. Sempre più in calo gli occupati delle micro imprese del commercio. Tiene l’ingrosso: solo contratti a tempo determinato

È il lavoro a chiamata, la forma contrattualistica che ha prevalso nei primi nove mesi dell’anno tra le piccole, piccolissime e medie imprese modenesi dei settori del commercio, servizi e turismo. Fattore, dopo l’abolizione dei voucher (quelli nuovi vengono scarsamente impiegati) che ha contribuito all’incremento degli occupati. Diminuiscono fortemente invece le assunzioni a tempo indeterminato, contrassegnati dal segno meno ormai da parecchi trimestri. A rilevarlo, l’Osservatorio di Confesercenti Modena, col consueto monitoraggio dell’andamento occupazionale, che stavolta ha interessato circa 1300 attività imprenditoriali. Nel periodo compreso tra l’1 gennaio e il 30 settembre 2017, rispetto al medesimo dello scorso anno, il saldo tra assunzioni e licenziamenti ha segnato un +8,8%. Quello dei pubblici esercizi è il comparto col maggior numero di persone assunte, mentre permangono delle difficoltà nel commercio al minuto dove, nonostante la tenuta dell’extralimentare, il calo dei lavoratori non si arresta. “Diversi i fattori che hanno favorito l’incremento: estate ed eventi di richiamo, l’assenza di altri format contrattuali, se non quello del lavoro a chiamata – fa notare Confesercenti Modena – Guardiamo comunque a questo trend con scarso ottimismo. L’andamento generale dei consumi al dettaglio, soprattutto per le piccole attività, soffre a causa di dinamiche di spesa incostanti e diversificate. La velocità a volte troppa, con cui aprono e chiudono o passano di proprietà molti esercizi commerciali. La flessione che continua ad avere il rapporto di lavoro di tipo continuativo a tempo indeterminato.”

ANDAMENTO NEI PRINCIPALI SETTORI

Pubblici esercizi. Nel medesimo periodo dello scorso anno l’occupazione aveva il segno meno. Al 30 settembre 2017, dopo nove mesi segna invece un +17,6% il saldo tra attivazioni e cessazioni. A giustificare l’impennata, la scelta quasi obbligata ad utilizzare i contratti a chiamata, part-time, mini o verticali. Soprattutto, tra quelle imprese consolidate in cui è stata forte la necessità di avvalersi di collaboratori nel lavoro con una certa continuità. L’incremento iniziato a primavera col provvedimento che ha bloccato l’utilizzo dei voucher è proseguito con l’arrivo dell’estate contrassegnata dal bel tempo e dai numerosi eventi che hanno caratterizzato il territorio, specie il capoluogo.

Commercio al minuto. Prosegue e aumenta invece la fase di sofferenza occupazionale tra le MPMI del commercio al minuto: -2,4% il saldo tra attivazioni e cessazioni, dopo tre trimestri. Da segnalare che, mentre tra le attività di tipo extralimentari incrementano anche se lievemente gli occupati, così non è tra le piccole imprese che commerciano solo generi alimentari dove gli addetti, continuano a diminuire. Ad incidere: campagne di promozione aggressiove attuate dalla GDO, la mancanza di prospettive di ripresa concreta a breve termine, dinamiche di acquisto incostanti e diversificate, tra cui le vendite online.

Commercio all’ingrosso. Tiene e si consolida l’occupazione nell’ingrosso: +4,2% il saldo tra nuovi assunti e licenziati, rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Continuano a prevalere però, da parecchi trimestri, i contratti a tempo determinato anche in questo settore e flettono quelli a tempo indeterminato. Sintomo, di come le imprese scelgono una programmazione ancora a breve o al massimo, medio periodo.

“Si è consolidato ulteriormente quanto già avvenuto nel trimestre precedente ovvero un incremento degli occupati dovuto prevalentemente all’utilizzo di contratti a tempo determinato, suddivisi tra part-time e lavoro a chiamata. E questo in particolare tra i pubblici esercizi: tipologie di imprese che hanno avuto, in occasione dell’estate passata, questa necessità, dopo l’abolizione dei voucher. La situazione però si conferma non facile dal punto di vista occupazionale per i settori di nostro riferimento. Per questo – afferma Confesercenti – è fondamentale mettere in campo interventi mirati a dare maggiore impulso alla ripartenza effettiva dei consumi ed al sostegno dei piccoli imprenditori, quelli che hanno pagato il prezzo più alto della crisi e scontano una domanda interna ancora debole. La Legge di Bilancio dovrà tenerne conto. È fondamentale, in particolare, estendere anche ai piccoli le misure di Impresa 4.0, per rilanciare e modernizzare la rete, soprattutto del commercio di prossimità schiacciato tra la concorrenza della grande distribuzione e oggi anche dell’E-Commerce. Servono misure specifiche, dall’introduzione della cedolare secca per i locali commerciali e gli esercizi pubblici ad un intervento per alleggerire la pressione del fisco e delle tariffe sulle imprese di minori dimensioni. Fattori che contribuirebbero anche a dare slancio all’occupazione.”